1 Giugno 2022
Giornata del latte, Coldiretti Lazio: le stalle non festeggiano, una su dieci rischia di chiudere

Oggi è la giornata mondiale del latte, ma le stalle del Lazio non hanno nulla da festeggiare. Un allevamento su dieci, pari a circa l’8%, infatti, rischia di chiudere a causa di una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, anche per effetto dell’aumento medio del 56% dei costi correnti di produzione, che non vengono coperti dai ricavi. 

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti per la giornata mondiale del latte voluta dalla Fao, che si celebra in tutto il Pianeta, per ricordare le proprietà di un alimento indispensabile per la salute. 

E come se non bastasse 1/3 degli allevamenti del totale nazionale (30%) si trovano comunque costretti in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi, secondo il Crea, a cui si aggiunge il -4,8% dei campi coltivati a mais nel 2022. 

“Sulla zootecnia pesano anche le ripercussioni del conflitto in Ucraina - spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri - ma non solo. Le aziende fanno fatica a risollevarsi dopo la crisi determinata prima dalla pandemia e poi dall’aumento dei costi delle materie prime”.

Solo negli ultimi cinque anni nel Lazio sono circa 200 le aziende che sono state costrette a chiudere, passando così da più di mille aziende a poco più di 800 tra quelle ad orientamento latte.

Uno tsunami determinato dall’effetto congiunto dell’aumento dei costi energetici e dei mangimi, il settore dei bovini da latte si confronta con pesanti criticità secondo il Crea. Un rischio per l’economia, l’occupazione e l’ambiente ma anche per l’approvvigionamento alimentare del Paese in un settore in cui l’Italia è dipendente dall’estero per il 16% del proprio fabbisogno. 

Bisogna intervenire per contenere il caro energia - aggiunge Granieri - ed i costi di produzione invertendo la tendenza e contenendo gli aumenti con interventi che da un lato siano immediati per salvare le aziende e dall’altro strutturali, per programmare il futuro del sistema agricolo nazionale.

Servono investimenti per aumentare la produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, ma bisogna anche sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici”.

L’Italia è deficitaria in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

“Non possiamo permetterci di perdere le eccellenze del nostro territorio come il latte fresco, di cui Roma e il Lazio sono tra i maggiori consumatori in Italia, insieme ai prodotti che con il latte è possibile realizzare e rappresentano una distintività della nostra regione. Consumarlo aiuta a fronteggiare i costi e a salvare il Made in Lazio. A rischio c’è un sistema composto da 26mila stalle da latte italiane sopravvissute che garantiscono una produzione di 12 milioni di tonnellate all’anno che alimenta una filiera lattiero-casearia nazionale, che esprime un valore di oltre 16 miliardi di euro ed occupa oltre 100.000 persone con una ricaduta positiva in termini di reddito e coesione sociale” conclude Granieri nel sottolineare che “la stabilità della rete zootecnica italiana ha un’importanza che non riguarda solo l’economia nazionale ma ha una rilevanza sociale e ambientale perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate”.

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